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Nuove sostanze psicotrope (NPS): l’intervento del dott. Lazzaro all’ISF College

Pubblicato da in Notizie ·
Autori dell'articolo: Marta Pontiroli e Martina Muzio, studenti al primo anno del Corso triennale di Criminalistica

Nel pomeriggio dell’11 gennaio 2019, il dott. Danilo Lazzaro, esperto di sostanze stupefacenti con numerosi anni di attività alle spalle nei reparti antidroga, ha tenuto una lezione sulle “nuove sostanze psicotrope” (NSP) nel corso del modulo di Chimica forense (primo anno di Criminalistica).
La lezione è stata molto istruttiva poiché in Italia, ogni anno, sono oltre 20 mila le operazioni antidroga di polizia che finiscono con l’arresto di oltre 30 mila criminali. Da queste operazioni deriva il sequestro di circa 70 mila tonnellate di sostanze stupefacenti.
Da qualche anno, purtroppo, la lotta alla droga e ai suoi devastanti effetti non riguarda più soltanto il “solito” tossicodipendente che vive ai margini della società ma, purtroppo, anche soggetti perfettamente integrati tra i quali molti giovani e giovanissimi. Questo fenomeno si è particolarmente accentuato da quando, sul mercato, sono arrivate nuove sostanze psicotrope come certi tipi di anfetamina e metanfetamina, la cui composizione chimica può essere modificata con estrema rapidità sfuggendo ai controlli e ai divieti di legge.
Nel suo intervento, il dottor Lazzaro ha spiegato che chiunque può divenire vittima di dipendenze, anche persone a noi vicine che non hanno mai manifestato segni premonitori in tal senso. Se una persona con cui ci relazioniamo è affetta da dipendenza da sostanze, la prima cosa da non fare in assoluto è quella di giudicarla, in quanto si rischia di cancellare ogni possibilità di confronto con essa e, quindi, di essere allontanati.
Nel merito delle cose da fare e non fare con un tossicodipendente, si collocano due concetti chiamati “confort zone” e “zona taboo”. Nel primo caso, nella relazione si cerca di affrontare temi di facile confronto, dove lo scambio di opinioni avviene naturalmente, in modo da creare una proficua “connessione” con il soggetto. Ciò che invece bisogna evitare, è finire nella “zona taboo”, ovvero adottare una forma di comunicazione che riguarda circostanze “scomode” e/o intime che portano inevitabilmente il soggetto a chiudersi in sé stesso e a isolarsi.
Il dottor Lazzaro ha anche parlato di un metodo che chiunque può mettere in campo nell’affrontare delle situazioni in cui è coinvolta una persona con dipendenze: l’A.B.C., acronimo di analisi, bonifica e controllo. Nella fase di analisi, l’obiettivo principale è quello di porsi delle domande al fine di determinare cosa stia accadendo. Nella seconda fase, quella di bonifica, è fondamentale ricevere un feedback attinente gli argomenti presi in considerazione. Nella terza e ultima fase, si analizza tutto ciò che non ha funzionato nei due stadi precedenti. Infine, l’empatia e l’ironia giocano un ruolo altrettanto fondamentale, in quanto permettono di rendere costante e continua l’attenzione delle persone alle quali vengono sottoposti determinati temi per loro “scottanti”.
In merito alle cause delle dipendenze, il dottor Lazzaro ha rappresentato che spesso esistono legami con le abitudini dei soggetti del proprio nucleo familiare e che il tema delle dipendenze oggi è esteso anche agli apparecchi elettronici come pc, smartphone e tutti i dispositivi connessi a internet oltre alle “classiche” dipendenze da droghe e alcol, compresa la televisione. Restando, però, nell’ambito della dipendenza dalle droghe, l’idea comune che siano i più giovani a farne magiormente uso è confermata da moltissimi studi certificati e approvati dalla comunità scientifica. L’uso smodato di certe sostanze, molte delle quali facilmente reperibili e a basso costo, deriva principalmente dalla scarsa educazione e/o informazione, dall’appartenenza geografica e dall’inconsapevolezza del soggetto interessato.
Nel corso della lezione, il dottor Lazaro ha anche parlato dell’attenzione che deve essere rivolta al “gergo” in uso nell’ambiente dei drogati. In manacanza di un’adeguata conoscenza del loro modo di parlare, risulta infatti complicato riuscire a farsi “aprire la porta” del loro mondo. Ad esempio, al posto di cocaina o eroina, negli ambienti dei tossicodipendi vengono utilizzati termini come “barella”, “bella”, “brutta”, “busta”, “felpa”, “pantalone”, “bianca”, “nera” ecc. Chi opera nei settori della prevenzione, della repressione o della cura (forze di polizia, operatori psicosociali o sanitari ecc.) nel relazionarsi con i tossicodipendenti adotta i predetti termini, aggiornandosi di continuo anche attraverso alcuni siti web, come, ad esempio, www.psiconauti.net. Infine, non è da tralasciare il linguaggio non verbale, il quale permette di cogliere molto, in termini psicologici, dello stato d’animo del tossicodipendente che si ha di fronte.
Noi studenti del primo anno di Criminalistica abbiamo apprezzato moltissimo l’intervento del dottor Lazzaro e lo ringraziamo vivamente, poiché la sua lezione è stata assai preziosa. Infatti, non solo ci ha permesso di entrare ancor più nel vivo del percorso di studio intrapreso ma si è rivelato anche una grande lezione di vita.

Marta Pontiroli e Martina Muzio
Studenti al primo anno di Criminalistica



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